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Il settore turistico è certamente uno dei più colpiti a causa del Coronavirus, e nonostante gli operatori si siano attrezzati immediatamente per garantire la sicurezza per i propri clienti, circola molta preoccupazione per l’esito della stagione estiva.
Secondo i dati di uno studio commissionato dalla Regione all’Osservatorio turistico di Unioncamere, l’impatto di Covid-19 sull’industria turistica emiliano-romagnola nel periodo marzo-agosto può essere calcolato in una perdita di 19,2 milioni di presenze (-42%) e in una riduzione del giro d’affari di 1.180 milioni di euro nella migliore delle ipotesi. Numeri che potrebbero salire a 28 milioni di presenze in meno (-62%) e una perdita di 1.800 milioni di euro in quello peggiore.
Nel settore della ricettività, il danno è stimato in una riduzione dei ricavi per le aziende alberghiere del 55%, pari a 1 miliardo di euro di minori entrate, e del 42% per la ristorazione, equivalente a 3,8 miliardi. Se poi si considera il Valore aggiunto, quindi la ricchezza prodotta in termini di Pil il calo oscilla fra il -12,43% e il -18,45% per il ricettivo e il - 12% e il -15,5% per la ristorazione.
Per Filippo Donati, presidente di Assoturismo-Confesercenti E.R.: “dall’apertura delle attività dopo il lockdown, il dato più evidente è che l’offerta del settore non è in grado di soddisfare la domanda a causa della normativa per il distanziamento fra persone; ciò rende difficile per un imprenditore rientrare delle spese effettive, tant’è che molte attività hanno deciso di non riaprire.
A soffrire di più in questo momento sono le città d’arte e gli alberghi: la domanda per gli alberghi è ancora timida, gli italiani si stanno informando per l’ultima metà di giugno e dall’estero arrivano più richieste di informazioni per luglio. Quindi, il mese di giugno è da ritenersi perso.
Siamo in attesa di vedere cosa succederà da adesso in poi con la riapertura dei confini tra regioni.
Quello che ora ci aspettiamo è un’azione reale per tutte quelle categorie escluse dal sostegno economico del Governo come le guide turistiche, i bus-operator e quelli della ricettività.
Inoltre, è necessario ritardare gli obblighi fiscali che facilmente a settembre non potranno essere onorati: non basta aprire un’attività, bisogna capire che il nostro settore sta resistendo per sopravvivere”.
“La Confesercenti da anni chiede che la navigazione del Po sia considerata una risorsa strategica per il turismo della regione e chiesto di attivare un tavolo di confronto e una cabina di regia con la partecipazione dei privati, ovvero gli utilizzatori delle vie d’acqua, affinché possano essere informati e magari dire la loro sulla pianificazione dei eventuali lavori e, invece, ogni volta ci si trova di fronte a decisioni non concertate che colgono alla sprovvista”. È il commento di Nicola Scolamacchia, membro di Giunta della Confesercenti Emilia Romagna, nonché presidente della Confesercenti di Ferrara, a commento dell’ordinanza di blocco della navigazione del canale Boicelli dal 3 al 10 giugno, emessa dal Responsabile del SERVIZIO AREA RENO E PO DI VOLANO emessa venerdì scorso.
“Dopo mesi di chiusura totale, che hanno determinato la cancellazione delle gite primaverili, scolastiche, di Pasqua, Pasquetta e 1 maggio –continua Scolamacchia - era appena stata inaugurata la riapertura dell’attività di navigazione turistica, con grande sforzo organizzativo ed economico da parte dei privati interessati e con la programmazione già definita per tutte le domeniche di giugno e luglio del giro sul Boicelli e Po Grande. Senza preavviso, invece, è stata predisposta l'ordinanza di blocco della navigazione dal 3 al 10 giugno, senza informazione preventiva, creando un danno d’immagine e credibilità difficilmente quantificabile ma sicuramente rilevante. I lavori sull'Idrovia Ferrarese sono destinati necessariamente a creare disagi, ma se i lavori vengono concordati, questi si possono ridurre.” La richiesta di Confesercenti alle istituzioni è, dunque, di attivare quel tavolo di programmazione e confronto più volte richiesto “anche per riempire di contenuti reali – conclude Scolamacchia – l’affermazione che oggi va sempre molto di moda, sull’importanza strategica che riveste il turismo nella nostra economia, un settore che, però, nei fatti, rischia sempre di passare in coda alle scelte che si riferiscono ad altre priorità”.
“Il bando ‘Impresa Sicura’ di Invitalia che metteva a disposizione delle imprese contributi per le spese per l’acquisto di dispositivi e strumenti di protezione individuale si è rivelata come l’ennesima promessa non mantenuta, che ha creato solo false aspettative e illusioni”. È il commento di Confesercenti Emilia Romagna alla pubblicazione dell’elenco delle domande ammesse alla prenotazione dei contributi messi a disposizione del bando Invitalia. “Sono state ammesse – continua la nota – 3.150 imprese rispetto alle oltre 201.000 che hanno presentato domanda, con una percentuale di accettazione pari all’1,56%, segno evidente che si è sottostimato il reale fabbisogno delle aziende”. La notizia ha già creato malumori e insoddisfazione: “abbiamo condotto una rilevazione fra i vari territori della nostra regione – afferma il direttore regionale dell’associazione, Marco Pasi – e sono migliaia anche le imprese emiliano-romagnole che sono state escluse. D’altronde l’ultima domanda accettata è stata inserita nel portale alle 9.00.01.04, in pratica entro il primo secondo e mezzo dall’apertura della procedura si è esaurito il plafond. La situazione è molto spiacevole e delicata anche perché le imprese per partecipare al bando hanno speso tempo e denaro. A questo punto è indispensabile che a livello nazionale si reperiscano ulteriori risorse per finanziare le domande presentate e non ammesse, altrimenti questo bando si rivelerà l’ennesima beffa e promessa non mantenuta nei confronti delle aziende”.
“Il danno economico che abbiamo e che stiamo tuttora subendo noi agenzie viaggi è gravissimo. Tutto il lavoro svolto nei sei mesi precedenti è stato polverizzato. Abbiamo sostenuto i costi per i rientri dei clienti parcheggiati un po’ ovunque nel mondo. Molti clienti, tra cui gli istituti scolastici, non hanno pagato i servizi prenotati che noi avevamo già anticipato ai nostri fornitori ottenendo in cambio un voucher! Siamo fuori economicamente di diverse migliaia di euro e i costi aziendali sono rimasti praticamente gli stessi. Abbiamo bisogno di un contributo a fondo perduto per mantenere in vita le nostre imprese”. È quanto denuncia Amalio Guerra, presidente regionale di Assoviaggi Confesercenti in una lettera alla Regione Emilia-Romagna. “L’aiuto – continua Guerra - potrebbe garantire la continuità del nostro lavoro, a tutela anche dei lavoratori, ad oggi ancora in cassa integrazione e in attesa di stipendio a causa dei pesanti ritardi dell’INPS nell’erogazione delle indennità.”
Oltre alla richiesta alla nostra Regione, Assoviaggi ieri ha presentato alla Camera le sue proposte di emendamenti al Decreto Rilancio tra cui
1) Il blocco totale di leasing e finanziamenti su beni mobili o immobili strumentali, fino al 31 Marzo 2021;
2) Il prolungamento degli ammortizzatori sociali fino al 31 Dicembre 2020;
3) l’aumento del Fondo di Garanzia per le Agenzie Viaggi e T.O, da 25 milioni a 250 milioni;
4) l’adeguamento del periodo di riferimento per il “fondo perduto” all’intero secondo trimestre (Aprile-Giugno) anziché al solo mese di Aprile;
5) l’estensione del credito d’imposta per gli affitti di locali commerciali e di rimesse almeno fino al 31/12/2020;
6) il credito d’imposta del 19% su “pacchetti turistici” con destinazione Italia, acquistati presso la rete agenziale nazionale.
“Interventi indispensabili – conclude Guerra - ma che, tuttavia, rischiano di non essere sufficienti per le imprese del settore, per questo la richiesta alla nostra Regione di prevedere un intervento a fondo perduto per le perdite economiche sostenute nel garantire l’assistenza ai clienti, per la mancata vendita per l’intero anno 2020, garantendo in questo modo la sopravvivenza delle imprese del nostro territorio”.
“Il 95% delle imprese commerciali in Emilia-Romagna ha riaperto la propria attività nel primo giorno dopo il lockdown”. È quanto emerge da un’indagine condotta da Confesercenti Emilia Romagna fra le proprie strutture territoriali per verificare la situazione delle imprese commerciali dopo il lungo stop imposto dalle normative per impedire la diffusione del COVID-19. “Gli imprenditori del commercio – continua la nota – hanno riaperto con entusiasmo e nel rispetto di tutte le prescrizioni previste dagli appositi protocolli regionali. La percentuale di aperture è risultata più bassa fra i bar (circa il 70% delle imprese ha riaperto) e le imprese della ristorazione (poco più del 30%) ancora alle prese con alcuni necessari chiarimenti, mentre praticamente tuti i mercati settimanali si sono svolti regolarmente.”
È il segnale concreto della grande voglia di ripartire e tornare alla normalità di settori duramente colpiti da questa crisi: “la cosa interessante – afferma Marco Pasi, Direttore di Confesercenti Emilia Romagna – è anche l’approccio che hanno avuto imprenditori e clienti alle riaperture, contraddistinto da un grande senso di responsabilità e molti scrupoli per cercare di seguire tutte le indicazioni necessarie per contrastare questo coronavirus, al punto che tutto si è svolto con molto ordine, compresi i vari mercati settimanali, e senza particolari complicazioni. Fra l’altro, molte imprese hanno riaperto già con sconti e promozioni attorno al 20%, proponendo alla clientela la possibilità di ottimi affari”.
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