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Secondo Assoturismo-Confesercenti Emilia Romagna la cedolare del 21% sugli affitti brevi relativi ad appartamenti o locali (anche ad uso turistico) introdotta dal Governo con la “manovrina”, rappresenta un primo passo verso l’equiparazione delle regole nelle diverse forme di ricettività e come tale è da valutare positivamente.
Certamente ciò non è sufficiente e Assoturismo-Confesercenti Emilia Romagna chiede che si vada parallelamente verso una regolamentazione e limitazione più complessiva del fenomeno, che ormai ha assunto proporzioni da attività economica vera e propria e non certo occasionale, con l’applicazione anche della tassa di soggiorno, partita IVA e degli altri adempimenti riguardanti le altre forme di ricettività professionale.
Infatti da un’indagine condotta recentemente da Confesercenti Emilia Romagna risulta che anche nella nostra Regione il fenomeno di queste attività ricettive, in gran parte non ufficiali e gestite da privati è in continuo aumento ed è presente nelle principali piattaforme online in modo sempre più massiccio e non fa certo pensare ad una prassi saltuaria e senza scopo di lucro (come era nata nelle sue prime fasi la sharing economy).
A questo punto occorrono regole uguali per tutti e controlli sistematici per assicurare concorrenza leale fra tutte le forme di ricettività della Regione che offrono lo stesso prodotto e spesso utilizzano gli stessi canali internet di promocommercializzazione delle strutture professionali.

Confesercenti E.R. plaude alla firma del protocollo d’intesa siglato a livello nazionale tra Assohotel e Legambiente per promuovere un sistema turistico ricettivo, attento alla natura e all’identità dei luoghi.
L’attenzione alla sostenibilità ambientale è ormai un fattore determinante per una maggiore competitività delle strutture e nella scelta di molti turisti che da tempo sono sensibilizzati e orientati, nelle scelte delle destinazioni, ai temi ambientali.
Più in concreto, l’intesa prevede l’istituzione di una rete di accoglienza ecologica sotto il marchio Turismo, Bellezza e Natura che qualificherà le strutture ricettive e turistiche nel quadro delle linee definite dal progetto di Legambiente.
Il ‘marchio’ contraddistinguerà le aziende impegnate a realizzare una serie di azioni e di comportamenti stabiliti secondo disciplinari specifici, volti a rendere la gestione eco-efficiente, salvaguardando e valorizzando il patrimonio ambientale locale per migliorare la qualità della vita nelle destinazioni turistiche e all’interno delle strutture. Le imprese che aderiranno al programma, quindi, dovranno attuare gli impegni operativi prestabiliti per l’ottenimento e il mantenimento dell’etichetta ecologica di Legambiente.
Inoltre, Legambiente e Assohotel si adopereranno per la realizzazione di corsi specifici sulla sostenibilità ambientale delle strutture turistiche per gli operatori del settore e sceglieranno insieme una delle campagne dell’associazione ambientalista sulla qualità dell’aria, lo stato delle acque di mari e laghi o il corretto smaltimento dei rifiuti, da veicolare e promuovere anche attraverso le strutture turistiche.
Per il presidente di Assohotel Confesercenti Filippo Donati: “la nostra regione è da sempre particolarmente attenta alla sostenibilità ambientale e ad un turismo di qualità in grado di apprezzare la storia di questo territorio, il suo patrimonio culturale ed artistico, il paesaggio, i prodotti tipici e le tradizioni. Da tempo, la vocazione ad incentivare un turismo eco-compatibile grazie anche alle sempre più numerose attività di equiturismo e cicloturismo, trekking e agriturismo, ha contribuito a far conoscere la nostra terra fuori dai confini italiani”.
Confesercenti Emilia Romagna ritiene che eliminare i voucher sia un grave errore, che danneggia i lavoratori e le imprese oneste, che non solo non potranno più contare sui mini-jobs per gestire i picchi d’attività, ma si troveranno anche a fare i conti con una maggiore concorrenza sleale esercitata da chi non si fa problemi ad alimentare il sommerso.
Cancellare i buoni a ridosso dell’apertura della stagione turistica inoltre danneggerà le imprese del turismo, settore tra i più dinamici della nostra economia ma caratterizzato da attività non programmabile, gestibile solo attraverso impieghi occasionali. Per questo, chiediamo di potenziare la fase transitoria, permettendo non solo l’uso dei voucher già acquistati, ma anche di nuovi fino all’arrivo di norme e strumenti che regolino il lavoro accessorio.
Contro i possibili abusi, sarebbe stato meglio andare verso l’istituzione di nuove regole, non la loro cancellazione: il lavoro occasionale continuerà ad esistere, con o senza voucher.
Confesercenti Emilia Romagna ritiene comunque che vada introdotta una nuova modalità per gestire il lavoro occasionale al posto dei voucher e che la prossima regolamentazione dei mini-jobs debba essere delegata ai contratti nazionali di settore, in modo da porre il controllo dell’utilizzo del lavoro accessorio sotto la vigilanza degli enti bilaterali ed evitare definitivamente problemi e polemiche.
Circa duecento imprese ambulanti si sono date appuntamento a Imola oggi pomeriggio, al convegno organizzato da ANVA e FIVA, le due associazioni che raggruppano la stragrande maggioranza della categoria, per approfondire il tema delle trasformazioni del commercio su aree pubbliche alla luce degli effetti della legge di conversione del decreto “mille proroghe” che ha introdotto alcune novità in materia di rinnovo delle concessioni del commercio ambulante.
Al convegno hanno partecipato i Presidenti nazionali di ANVA e FIVA, Maurizio Innocenti e Giacomo Errico; i Presidenti regionali delle due associazioni, Dario Domenichini e Alverio Andreoli; l’Assessore al Commercio della Regione Emilia-Romagna, Andrea Corsini e alcuni parlamentari della regione: Marco Di Maio, Mara Valdinosi, Daniele Montroni e Stefano Collina.
Le procedure di selezione degli operatori su aree pubbliche previste dalla Direttiva Servizi dell’Unione Europea (cosiddetta Bolkestein) e recepite con legge dello Stato nel 2010, avevano trovato la sua definizione procedimentale con la Conferenza Unificata Stato e Regioni attraverso l’Intesa del Luglio 2012.
La Regione Emilia Romagna ha correttamente applicato quanto previsto dalla legge e quanto contenuto nell’Intesa e ha provveduto a definire tempi e metodi per la messa a bando delle concessioni dei posteggi in fiere e mercati.
Oltre 300 bandi in tutta l’Emilia Romagna sono stati pubblicati dai Comuni nel mese di Dicembre aventi scadenza 31 gennaio 2017, poi prorogata al 31 marzo 2017 per effetto del “decreto milleproproghe” e del suo iter di conversione in legge.
Le associazioni hanno sottolineato il positivo lavoro svolto dalla Regione Emilia Romagna in sede di concertazione in Conferenza Stato Regioni e successivamente nel predisporre la tempistica e la modulistica utile ai Comuni e agli operatori per avere un quadro di scadenze e di modalità di partecipazione ai bandi omogeneo in tutta la Regione.
Il lavoro svolto da Regione, Comuni e Associazioni ha consentito alle imprese del commercio di avere certezza dei tempi nonostante il decreto del Governo, che ha previsto la proroga della scadenza delle concessioni al 31.12.2018, abbia creato caos istituzionale e alimentato false aspettative tra gli operatori.
In questi mesi le imprese del commercio dell’Emilia Romagna hanno chiesto chiarezza, speditezza, omogeneità e trasparenza delle procedure di selezione perché sono in gioco la continuità del lavoro, gli investimenti effettuati e quelli progettati.
Occorre, a giudizio di ANVA e FIVA, procedere al fine di chiudere i bandi e assegnare le aree pubbliche agli operatori vincitori dei bandi. La Regione ha mantenuto fede agli impegni presi e rappresenta un esempio virtuoso nel panorama italiano di buona prassi amministrativa.
Le imprese dal canto loro chiedono che vengano applicate le norme vigenti e ogni altra ulteriore sospensione o dilazione nel tempo dei rilasci delle concessioni rappresentano un grave danno economico per gli operatori.
Con il rilascio delle nuove concessioni, che la Regione ha previsto entro fine maggio 2017, gli operatori avranno garantito il posteggio sino al 2031, in questo modo potranno finalmente programmare la propria attività imprenditoriale.
Rispetto della normativa vigente, la certezza sulla validità delle procedure e le garanzie per il futuro delle imprese sono elementi che stanno a cuore agli operatori e che hanno visto convergere anche le istituzioni locali emiliano romagnole.
L’Assessore Corsini, nel suo intervento, ha ribadito la volontà della Regione di procedere in tal senso, coerentemente con quanto fatto sinora per garantire e salvaguardare l’attività delle imprese ambulanti che operano nel territorio dell’Emilia Romagna.

Le imprese con una presenza femminile in ruoli chiave, titolari o socie o amministratrici e legali rappresentanti, sono una realtà consolidata per l’Emilia-Romagna.
Secondo i dati di InfoCamere elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna, erano, infatti al 30 settembre 2016 le imprese femminili attive in regione, a quota 85.336, pari al 20,8 per cento del totale delle imprese regionali. Nonostante i primi segnali di una ripresa non si siano ancora chiaramente riflessi sui dati complessivi a livello regionale, la consistenza delle imprese in rosa ha mostrato un leggero incremento rispetto alla stessa data del 2015 (+267 unità, pari allo 0,3 per cento). Gli effetti della crisi passata si sono invece fatti sentire ancora, ma in misura più contenuta, sulle imprese non femminili, che sono risultate 2.383 in meno, con una diminuzione dello 0,7 per cento.
La quota nazionale di imprese femminili, sempre secondo la fonte citata, è rimasta stabile (22,5 %).
Un ruolo determinante, nel peso della presenza delle imprese femminili, è svolto dal settore del terziario che vede un’incidenza che supera il 72% del totale delle imprese femminili e, all’interno del terziario sono proprio i settori del commercio e della ristorazione che vedono la quota maggiore di imprese in rosa col 36% sul totale.
La leggera crescita delle imprese femminili è, quindi, determinata in particolare da quella dell’insieme dei servizi, mentre la crisi dei settori produttivi tradizionali come agricoltura e manifattura, ha colpito anche le imprese femminili registrando una loro diminuzione di circa sette decimi di punto .
Per il direttore di Confesercenti E.R. Stefano Bollettinari: ”questi dati confermano la vitalità delle imprese al femminile. Occorre offrire alle donne la possibilità di avere le stesse opportunità dei colleghi maschi, rendendo accessibili servizi, quali quelli importantissimi legati alle varie fasi della maternità, che rendano più facile il loro accesso al mondo del lavoro, poiché il contributo delle donne nella gestione delle imprese non è solo quantitativo ma anche di grande qualità, innovazione e originalità”.
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