Il trend di cessazioni di imprese commerciali e turistiche continua anche quest’anno e l’Emilia Romagna non fa eccezione.

Nel primi 4 mesi del 2014, secondo i dati dell’Osservatorio Confesercenti nei due settori, compresa l’intermediazione, hanno cessato l’attività in Regione ben 3.520 imprese, quasi 30 al giorno, per un saldo finale negativo di 1.549 unità.

Tutti i settori considerati registrano più cessazioni che aperture: nel commercio al dettaglio il saldo di natimortalità delle imprese è di -662 (per ogni impresa che nasce ne chiudono due), nel turismo è di -528 attività (anche qui per ogni impresa che nasce ne chiudono due), ma si registrano saldi negativi anche nel settore del commercio ambulante (-121 attività) e negli intermediari del commercio (-238 attività), con quest’ultimo comparto che mantiene un rapporto meno sbilanciato tra nuove iscrizioni e cancellazioni.

Anche le imprese che vendono via internet fanno registrare, in questi primi quattro mesi, una fase di stallo (74 iscrizioni e 85 cancellazioni).

“Commercio e turismo – sostiene Stefano Bollettinari, direttore regionale di Confesercenti Emilia Romagna – hanno scontato duramente la crisi del mercato italiano, basti pensare che il recente rapporto di Banca d’Italia sull’economia regionale indica nella riduzione di circa il 16% il valore delle vendite al dettaglio dal 2007 al 2013; da rilevare però che nel 2° bimestre 2014 si è riequilibrato un po’ il rapporto della dinamica iscrizioni/cancellazioni di imprese rispetto al 1° bimestre che scontava le cessazioni di fine 2013.

Auspichiamo quindi – prosegue Bollettinari - che attraverso un recupero della domanda interna, almeno parziale, si arrivi nel corso del 2014 all’attenuazione del trend della cessazione di imprese”.


Aperture/chiusure di imprese nel commercio al dettaglio e nel turismo

gennaio/aprile 2014 in Emilia Romagna

Settore

Iscrizioni

Cessazioni

Saldo

Commercio al dettaglio

639

1.301

-662

Turismo, alloggio, ristorazione e bar

540

1.068

-528

Commercio ambulante

159

280

-121

Intermediari del commercio

633

871

-238

Totale

1.971

3.520

-1.549

Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Confesercenti

Come riportato dall’Agenzia Dire alcuni giorni fa, pressoche'' tutti gli indicatori sono negativi (il pil regionale e'' diminuito dell''1,6% rispetto al 2012, dati Prometeia) a parte l''export (+39,2% tra 2009 e 2013 grazie soprattutto a moda e agroalimentare), la cui incidenza rispetto allo stesso prodotto interno lordo locale e'' risalita al 35,8% nel 2013 contro il 27,9% del 2009. Il tasso di disoccupazione e'' schizzato all''8,5%, il massimo storico, e al 21,3% per i giovani tra i 18 e i 29 anni. E sono aumentati i giovani che non studiano, non lavorano e nemmeno sono inseriti in attivita'' formative: nel 2013 risultano oltre 108mila, +19% rispetto al 2012, e la loro incidenza sulla popolazione relativa e'' salita al 22,5% (31% in Italia), il doppio rispetto al 2007. Gli investimenti sono diminuiti, ma nel 2014 le imprese si attendono un lieve aumento dei fatturati e il riavvio dell''accumulazione di capitale dando un po'' di respiro agli investimenti. Tuttavia, la gare pubbliche sono diminuite di oltre un quinto. Se nel primo semestre 2014 si registra una modesta ripresa dei prestiti alle imprese (-2,4% a marzo 2014 contro -2,7% a dicembre 2013, la morsa un po'' si sta allentando), si erode leggermente, per effetto del calo del prezzo degli immobili in particolare, la ricchezza delle famiglie. Alle quali sono stati concessi meno finanziamenti, anche se i mutui per le abitazioni risultano in ripresa dal secondo trimestre 2013 (+5% contro -3,1% nei primi sei mesi). E il peggioramento della qualita'' del credito, tutto sommato, si e'' arrestato tra fine 2013 e inizio 2014. Il turismo soffre (nel 2013 -3,5% le presenze, -1,3% gli arrivi) e il commercio si piega per il sesto anno consecutivo (-16% le vendite al dettaglio rispetto al 2007), l''industria (-2,5% nel 2013) e le costruzioni (-5,1%, -2,5% il saldo delle imprese contro il -2% del 2012) proseguono nel calo del proprio valore aggiunto. Il carico fiscale sostenuto dalle famiglie e'' in media rispetto alle altre Regioni a statuto ordinario e inferiore rispetto a quelle speciali, nel 2013 il debito delle amministrazioni locali e'' stato pari a 5,8 miliardi di euro, -9% in termini nominali rispetto al 2012. C''e'' qualche spiraglio ma resta poco incoraggiante, nel complesso, l''analisi sulla salute del tessuto economico dell''Emilia-Romagna cosi'' come esce dal report particolare 2013 della Banca d''Italia (116 pagine ricche di grafici e tabelle), anticipato stamane nella sede di piazza Cavour alla stampa e presentato nel pomeriggio al complesso universitario Belmeloro di Bologna in presenza, tra gli altri, del rettore Ivano Dionigi. "I dati sono preoccupanti e le ferite accusate dal nostro sistema produttivo vanno ancora quantificate. C''e'' una diminuzione del 2% del numero di imprese e i giovani sono quelli che stanno pagando di piu'' la crisi: si supera il 20% di disoccupazione, un numero alto ancorche'' inferiore rispetto al dato nazionale, e ben 108mila sono quelli che ne'' studiano ne'' lavorano", spiega il direttore di Bankitalia Bologna, Fabrizio Trimarchi. Considerando l''industria in senso stretto, tuttavia, il 24% delle imprese (30% nel 2012) ha chiuso il 2013 in perdita a fronte di un 61% (60%) che, invece, ha riportato un utile. E se tra 2001 e 2011 il peso della manifattura sul totale degli addetti in regione e'' calato dal 30,3 al 25,2% (dal 24,9 al 19,5% in Italia), nel comparto industriale il rapporto tra iscrizioni e cessazioni (dati camerali) e'' stato pero'' del -2,6% contro il -2,4% del 2012. Tra 2001 e 2011 la dimensione media delle unita'' locali delle imprese e'' appena aumentata (da 3,9 a 4 addetti) a fronte di una stabilita'' del dato nazionale (3,6). Calano dal 9,8 al 9,3% i lavoratori nelle grandi aziende, sono invece stabili (dal 47,6% al 47,7%) quelli attivi nelle imprese con meno di 10 addetti. In base ai dati Cresme, poi, emerge che le gare bandite per i lavori pubblici nel 2013 in Emilia-Romagna si sono ridotte numericamente per oltre il 20% e dimezzate di valore rispetto al 2012.

Si è svolto oggi a Barcellona, nel centro di Cultura Contemporanea, il XII incontro delle Giornate Europee del Commercio Urbano, organizzato da “VITRINES D’EUROPE”, una rete di Associazioni di Commercianti e operatori economici di Italia, Francia, Spagna, Belgio e Portogallo, di cui ANCESTOR Confesercenti è socio fondatore, che ha come scopo principale lo sviluppo del commercio nei centri urbani e il rilancio delle città come centri di crescita economica e sociale.

Ad aprire il ricco programma di incontri il presidente di Vitrines D’Europe e direttore di Confesercenti Emilia Romagna Stefano Bollettinari, accompagnato dal presidente di Confesercenti E.R. Roberto Manzoni intervenuto nella sessione dedicata al tema “Consumatori e commercianti, relazioni nell’ambito della prossimità”. Presenti numerose delegazioni dai diversi Paesi e i rappresentanti delle istituzioni spagnole.

Bollettinari, nel suo intervento inaugurale, ha spiegato come: “sia particolarmente importante in questo periodo di difficoltà in cui versa il vecchio continente, l’incontro tra i numerosi centri storici europei per confrontare modelli di sviluppo diversi, per mettere in rete strategie comuni per il rilancio dei consumi e per la promozione delle città che rimangono, ad oggi, il polo fondamentale delle attività commerciali, economiche e turistiche dei paesi europei”.

Nell’occasione, Bollettinari ha inoltre annunciato la firma dell’accordo di collaborazione tra Emporion (che raccoglie i più importanti mercati d’Europa), l’Associazione Europea dei mercati e Vitrines d’Europe, con lo scopo di valorizzare sempre più le attività commerciali di prossimità e i mercati, che sono parte della storia delle nostre città e sono ancora così importanti per il servizio diffuso che forniscono al consumatore.

 

(Raimond Blasi, assessore al commercio del comune di Barcellona e Stefano Bollettinari, presidente di Vitrines d’Europe e direttore di Confesercenti Emilia Romagna)


I presidenti di Assohotel e Fiepet Confesercenti E.R. Filippo Donati e Andrea Cavallina, hanno espresso la loro soddisfazione per la decisione dell’Antitrust di avviare un’indagine su TripAdvisor, il sito web di prenotazioni e recensioni turistiche, con l’ipotesi di pratica commerciale scorretta.

Da tempo, infatti, consumatori, albergatori e ristoratori, lamentano la poca attendibilità del sito che pubblica recensioni sugli esercizi non veritiere e anonime.

Per Filippo Donati, presidente Assohotel E.R. “è necessario fare al più presto chiarezza sull’attendibilità delle recensioni, soprattutto per offrire a chi utilizza le nostre strutture, un’autentica vetrina degli hotel presenti sul sito. Ricordo che circa un anno, come Assohotel nazionale, abbiamo incontrato i responsabili di Tripadvisor, suggerendo loro di prevedere delle ‘recensioni certificate’, per cui verificabili, distinte da quelle non certificate; ciò sarebbe servito a fare almeno più chiarezza, ma a quanto pare non ci hanno dato retta. Sono molto preoccupato per l’emergere di un fenomeno al limite della legalità, e purtroppo sempre più esteso, di richiedere doni da parte di queste agenzie in cambio di recensioni positive, viziando in tal modo, le scelte dei consumatori e le politiche di marketing degli operatori. Mi preme sottolineare che gli albergatori non intendono affatto sottrarsi alle giuste critiche di coloro che non hanno apprezzato la nostra offerta, ma solo quando sia verificata la fonte delle recensioni. Invece molto spesso chi scrive negativamente su di noi non è mai entrato nelle nostre strutture e questo non è accettabile. ”

Dello stesso tono Andrea Cavallina, presidente della Fiepet E.R., (Federazione italiana pubblici esercenti): “Una corretta informazione sulle imprese che operano nella ristorazione e su tutti i locali coinvolti nel settore turistico, aiuta il consumatore a orientarsi per scegliere l’offerta più vicina alle proprie aspettative e, contemporaneamente, sollecita noi esercenti a migliorarci continuamente.

Perché tutto questo sia realizzabile però, è necessario avere la garanzia della veridicità delle recensioni e la possibilità di dialogare con chi recensisce. Per questo chiediamo che chi invia i propri commenti sia identificabile e che sia possibile verificare che abbia realmente usufruito del servizio. Speriamo che la decisione dell’antitrust conduca ad avere regole certe.

Roberto Manzoni, già presidente di Confesercenti E.R., è stato rieletto alla presidenza della Fismo nazionale, l’organizzazione sindacale che rappresenta le piccole e medie aziende che si occupano della distribuzione al dettaglio di articoli di abbigliamento, tessile, calzature, pelletteria e accessori moda.

A livello nazionale, nel primo bimestre 2014 si contavano 131.682 imprese nel comparto tessile, dell’abbigliamento e delle calzature, contro le 158 mila del 2011, con una riduzione quasi del 17%. In termini assoluti le cinque città con saldi negativi più alti nei primi due mesi del 2014 sono: Roma, Napoli, Torino, Milano e Brescia.

Il 2013 si è chiuso con un saldo negativo tra iscrizioni di nuove imprese e cessazioni di quasi 6.000 unità a cui si aggiungono le 2.342 imprese scomparse durante lo scorso anno. Da gennaio 2013 ad oggi le cessazioni sono state 14 mila e 500, più  di 34 al giorno.

I dati sui consumi delle famiglie italiane, infatti indicano che negli ultimi 2 anni c’è stato un vero tracollo, pari al 15% in meno; il totale dei consumi è diminuito nello stesso periodo di 6,6 punti percentuali. Da prima della crisi ad oggi ciascun italiano ha ridotto la propria spesa in abbigliamento e calzature di circa 150 euro.

Relativamente invece all’Emilia Romagna, nel primo bimestre 2014, le imprese registrate sono in totale 8.437; 46 le nuove aperture e 223 le chiusure, per un saldo di -177 attività, con una variazione percentuale delle imprese registrate tra dicembre 2013 e febbraio 2014 del -1,7% e febbrario 2013 e 2014 di – 2,5%.

 

Provincia

Imprese registrate

Iscrizioni

Cancellate

Saldo

Piacenza

593

2

9

-7

Parma

827

1

16

-15

Reggio nell’Emilia

797

7

21

-14

Modena

1.297

9

43

-34

Bologna

1.647

12

44

-32

Ferrara

611

1

19

-18

Ravenna

743

3

20

-17

Forlì-Cesena

818

5

22

-17

Rimini

1.104

6

29

-23

EMILIA ROMAGNA

8.437

46

223

-177

L’abbigliamento nella nostra regione, purtroppo, sta scontando la crisi che ha investito l’intero Paese– ha spiegato Roberto Manzoni, presidente della Fismo. Le abitudini dei nostri corregionali in fatto di consumi, sono cambiate profondamente. L’abbigliamento non è più tra le priorità d’acquisto e tra gli status symbol come alcuni anni fa, ed anche il modo di acquistare si è profondamente modificato con l’affermarsi dell’ ecommerce, la crescita dei siti specializzati ed il proliferare degli outlet anche nella nostra regione. A tutto ciò si sono aggiunti terremoti, alluvioni, grandinate, trombe d’aria: ora ci aspettiamo, se non la ripresa economica, un po’ di serenità anche se, purtroppo i dati odierni del PIL  non prospettano una ripresa dei consumi L’Emilia Romagna vanta un settore di qualità ed eccellenza che deve essere supportata dalla formazione e promossa e valorizzata. Ma per consentire tutto ciò è necessario anche il sostegno delle Istituzioni e dell’intero sistema paese, che deve rivedere le politiche fiscali e del lavoro per consentire a questa importantissima voce economica di poter stare su un mercato sempre più globalizzato”.

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