Comunicati stampa

 

Una nuova legge per disciplinare il settore del benessere

 

 

 

Bologna, 19 Febbraio 2007

 

 


Oltre 22 mila imprese, circa 20 milioni di clienti per un giro d’affari annuo che supera i 10 miliardi di euro. Sono i numeri dei “centri benessere” censiti con vari nomi e classificati sotto diverse tipologie, ai quali vanno aggiunti i centri in funzione presso le strutture ricettive in continuo aumento. Da non sottovalutare, infine, il fatto che solo negli stabilimenti termali, in due anni, il numero di clienti dei «centri benessere» è salito da 83 mila a 115 mila e si sono moltiplicate le imprese specializzate su tutto il territorio nazionale.

La rilevanza di questi numeri rende chiara l'importanza della riorganizzazione del settore, con una definizione dei ruoli e delle funzioni collegati alle attività svolte. L'attuale denominazione di «centri benessere», infatti, si applica a qualsivoglia attività di cura estetica del corpo e riguarda un'eterogenea platea di imprese, dai centri estetici alle palestre, da quanti offrono trattamenti di medicina naturale ai poliambulatori che comprendono tra i propri servizi anche il trattamento estetico, dai centri fitness e wellness a quelli che propongono terapie eseguite con apparecchi elettromedicali.

“Per evitare la generalizzazione e soprattutto per tutelare l'utente di tali servizi – ha sottolineato l’onorevole Burchiellaro, primo firmatario della proposta di legge - è necessario provvedere con una legislazione ad hoc, a fronte dell’attuale regolamentazione di carattere nazionale solo per i centri estetici (legge n. 1 del 1990) e di quella regionale per le palestre. È indispensabile che gli utenti accedano a strutture ben definite e in possesso di tutti i requisiti strutturali, professionali e organizzativi che possano soddisfare al meglio le loro esigenze, operando nella più assoluta sicurezza, all'interno di regole certe”.

"Quello dei centri benessere – ha aggiunto il presidente dell’Aiceb Confesercenti, Gianmarco Rossi - è un settore in esplosione con incrementi fino all'80-90% l'anno, ma si può rischiare una crescita incontrollata senza regolamentazione, preoccupante sia per l'intero comparto che per l'utente laddove non si fosse in regola con le normative e con il personale. C'è una sola legge del 1990 – precisa Rossi - ma riguarda le estetiste. A 17 anni di distanza serve una vera e propria legge, che non contingenti il settore ma lo regolamenti. La proposta di legge che abbiamo promosso – ha concluso il presidente dell’Aiceb - cerca dunque di colmare questa lacuna normativa fissando dei parametri certi, nell’interesse dei clienti e degli stessi operatori del settore”.