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Oltre 22 mila imprese, circa 20 milioni di clienti per
un giro d’affari annuo che supera i 10 miliardi di euro. Sono i numeri
dei “centri benessere” censiti con vari nomi e classificati sotto diverse
tipologie, ai quali vanno aggiunti i centri in funzione presso le
strutture ricettive in continuo aumento. Da non sottovalutare, infine, il
fatto che solo negli stabilimenti termali, in due anni, il numero di clienti
dei «centri benessere» è salito da 83 mila a 115 mila e si sono
moltiplicate le imprese specializzate su tutto il territorio nazionale.
La rilevanza di questi numeri rende chiara
l'importanza della riorganizzazione del settore, con una definizione dei ruoli e delle funzioni collegati alle attività svolte.
L'attuale denominazione di «centri benessere», infatti, si applica a
qualsivoglia attività di cura estetica del corpo e riguarda un'eterogenea
platea di imprese, dai centri estetici alle palestre, da quanti offrono
trattamenti di medicina naturale ai poliambulatori che comprendono tra i
propri servizi anche il trattamento estetico, dai centri fitness e
wellness a quelli che propongono terapie eseguite con apparecchi
elettromedicali.
“Per evitare la generalizzazione e soprattutto per
tutelare l'utente di tali servizi – ha sottolineato l’onorevole
Burchiellaro, primo firmatario della proposta di legge - è necessario
provvedere con una legislazione ad hoc, a fronte dell’attuale
regolamentazione di carattere nazionale solo per i centri estetici
(legge n. 1 del 1990) e di quella regionale per le palestre. È
indispensabile che gli utenti accedano a strutture ben definite e in
possesso di tutti i requisiti strutturali, professionali e organizzativi
che possano soddisfare al meglio le loro esigenze, operando nella più
assoluta sicurezza, all'interno di regole certe”.
"Quello dei centri benessere – ha aggiunto il
presidente dell’Aiceb Confesercenti, Gianmarco Rossi - è un settore in
esplosione con incrementi fino all'80-90% l'anno, ma si può rischiare una
crescita incontrollata senza regolamentazione, preoccupante sia per
l'intero comparto che per l'utente laddove non si fosse in regola con le
normative e con il personale. C'è una sola legge del 1990 – precisa Rossi
- ma riguarda le estetiste. A 17 anni di distanza serve una vera e
propria legge, che non contingenti il settore ma lo regolamenti. La
proposta di legge che abbiamo promosso – ha concluso il presidente
dell’Aiceb - cerca dunque di colmare questa lacuna normativa fissando dei
parametri certi, nell’interesse dei clienti e degli stessi operatori del
settore”.
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