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Assoturismo-Confesercenti Emilia Romagna esprime una netta contrarietà alla possibile
reintroduzione della “tassa di soggiorno” ipotizzata nei giorni scorsi
nell’ambito del decreto di attuazione del federalismo.
“Il turismo è
il settore più importante su cui puntare per lo sviluppo dell’intera
economia –
sostiene Stefano Bollettinari,
Direttore Confesercenti Emilia Romagna – e specialmente in questa fase difficile, avrebbe bisogno di
incentivazioni e di politiche adeguate invece di un balzello che ne andrebbe
a compromettere la competitività in un periodo in cui calano le presenze
e i fatturati delle imprese e in cui
sarebbe necessario riconquistare quote di turismo internazionale”.
“Le
imprese ricettive in questi ultimi anni hanno subito un continuo aumento
di costi –
continua Claudio Della Pasqua, Presidente Asshotel-Confesercenti
Emilia Romagna – mantenendo bassi i
prezzi e incrementando offerte e promozioni, se venisse introdotta
un’ulteriore gabella sarebbe un danno per l’economia turistica già molto
penalizzata e condizionata dalla bassa capacità di spesa dei consumatori.
Teniamo conto inoltre che abbiamo un’IVA più alta rispetto ai nostri
competitori europei”.
Il turismo rappresenta un volano anche per gli altri
settori produttivi e fornisce un apporto determinante allo sviluppo
economico generale, molto maggiore rispetto ai costi che comporta e
quindi non va assolutamente penalizzato seppure con una tassa che i
Comuni non avrebbero l’obbligo di introdurre, ma che creerebbe comunque
una forte disparità tra gli stessi.
Occorre ricordare inoltre che il turismo italiano non
è rappresentato solo da Roma, Firenze e Venezia, ma da tante altre
destinazioni, comprese quelle dell’Emilia Romagna che dovrebbero subire
una tassa che danneggia la loro competitività.
Le risorse per lo sviluppo economico, ad avviso di Assoturismo-Confesercenti Emilia Romagna, vanno
ricomprese nella fiscalità generale perché i relativi benefici in termini
di qualità della vita e occupazione si riversano sull’intera
collettività; un’impostazione diversa, peraltro, porterebbe a un
frazionamento di imposte per i vari settori produttivi veramente
difficile da gestire o anche solo da ipotizzare (es. una tassa
sull’industria, una sull’agricoltura oppure sull’artigianato, ecc.).
Molti ricorderanno che la vecchia imposta di
soggiorno fu soppressa nel 1989 perché inopportuna e se venisse
reintrodotta ora, il federalismo fiscale partirebbe col piede sbagliato,
perché l’obiettivo iniziale era di rendere più equa la tassazione e non di
aumentarla.
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