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Le polemiche, il più delle volte pretestuose,
innescate da tempo sul tema dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi,
rischiano di svolgere un’ulteriore azione negativa sull’andamento delle
vendite al dettaglio, già da tempo in difficoltà, e favorire alcune
tipologie distributive a scapito dei piccoli e medi operatori
commerciali; purtroppo iniziative come lo sciopero della spesa rischiano
di colpire ancora una volta, soprattutto, i piccoli operatori che,
specialmente nel settore alimentare, detengono ormai una quota di mercato
piuttosto esigua, inferiore al 30%, e non si capisce come possano avere
una responsabilità tangibile nella formazione dei prezzi, mentre sono
proprio le p.m.i. quelle che per prime e più di altre pagano il pessimo
andamento dell’economia italiana, pur avendo dato un forte contributo sia
a livello occupazionale che fiscale attraverso un’altissima adesione agli
studi di settore.
Quanto ai prezzi, invece di enfatizzare le tensioni
che pur esistono su alcuni prodotti, occorrerebbe analizzare in maniera
specifica gli aumenti di costi che si sono verificati e che determinano
purtroppo variazioni anche nei costi finali dei prodotti e sui quali
incidono sicuramente anche pesantemente i costi fiscali e aziendali
sopportati dalle imprese.
Confesercenti regionale
è disponibile ad un confronto con tutti i soggetti interessati sulla base
di analisi specifiche e rigorose della reale dinamica inflattiva,
considerando che il problema maggiore è l’attuale crisi dei consumi e la
stagnazione/recessione economica in atto che non trova nel Governo
adeguate risposte in termini di efficaci incentivi.
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