Comunicati stampa

 

Progetto di legge in materia di agriturismo: Confcommercio e Confesercenti regionali fanno fronte comune contro il testo del nuovo provvedimento

 

 

 

Bologna, 16 Ottobre 2008

 

 


Critica la posizione di Confcommercio e Confesercenti dell’Emilia Romagna rispetto al nuovo progetto di legge in materia di agriturismo, approvato in Giunta la scorsa estate, e che sarà discusso questo pomeriggio (nda 16 ottobre 2008) nel corso di un’Udienza conoscitiva in Regione. Le Associazioni del commercio e del turismo più rappresentative dell’Emilia Romagna fanno fronte comune rispetto a una legge che, così strutturata, rischia di alterare gli equilibri del comparto ricettivo e della ristorazione regionali.

“Non abbiamo nulla contro l’Agriturismo in sé – chiarisce Ugo Margini, Presidente di Confcommercio Emilia Romagna – chiediamo soltanto parità di condizioni e rispetto delle regole per chi opera sul mercato: nell’agriturismo le attività di ristorazione e di accoglienza devono rimanere in ogni caso complementari a quella agricola. In caso contrario, l’agriturismo si deve trasformare in una impresa commerciale.”

“Considerato la caratteristica imprenditoriale che ha assunto il fenomeno agrituristico nella nostra Regione, che conta ben 809 strutture e altre 533 in attesa di aprire, è necessario evitare fenomeni di concorrenza sleale – afferma Sergio Ferrari Presidente di Confesercenti Emilia Romagna – sia per quanto riguarda la ristorazione che per la ricettività, prevedendo le stesse norme urbanistiche ed igienico-sanitarie richieste dalla disciplina dell’attività ricettiva e dei pubblici esercizi,nonché le opportune limitazioni in termini di numero dei pasti e ospitalità”.

Il testo di legge sugli agriturismi, che ad oggi non ha recepito, se non in minima parte, le numerose osservazioni presentate in questi mesi dalle categorie del commercio e del turismo, verrà discusso questo pomeriggio all’interno di un’Udienza conoscitiva fortemente richiesta dalle rappresentanze economiche del settore, proprio per poter presentare quegli emendamenti necessari a tutelare le attività di ristorazione e ricettive tradizionali e a contrastare il diffondersi di “falsi agriturismi”.

“Considerato il peso delle nostre imprese nel comparto turistico regionale – commenta il Direttore di Confcommercio Emilia Romagna Davide Urban – crediamo che sul nuovo progetto di legge occorra da parte della Regione un coinvolgimento adeguato al ruolo della nostra Organizzazione. E’ opportuno che il progetto di legge segua un iter legislativo appropriato alla rilevanza del tema trattato, senza il ricorso a provvedimenti di urgenza, e che le nostre federazioni siano fin d’ora coinvolte nella stesura e nelle definizione delle future delibere attuative della legge”.

“L’esperienza dell’attuale L.R. 26/94,  va superata introducendo criteri più selettivi di qualità, tipicità, legame col territorio e con le aziende agricole – sostiene Stefano Bollettinari Segretario regionale di Confesercenti - e va intensificata l’azione di controllo; quindi il p.d.l. sull’attività agrituristica attualmente in discussione a livello regionale va modificato e migliorato, sia per garantire parità di trattamento tra le diverse attività economiche, che per fornire valore aggiunto al turismo regionale”

 

Sono cinque i punti della nuova legge che presentano le maggiori criticità da un punto di vista operativo: il vincolo della connessione e la complementarietà tra attività agricola e agrituristica, che nel progetto di legge attuale solo parzialmente esplicitato; il rischio di un aumento indiscriminato dei volumi dell’ospitalità e somministrazione di pasti e bevande, reso possibile dalle tante deroghe previste nella legge, che si chiede vengano abrogate; la garanzia della provenienza dei prodotti esclusivamente dall’azienda agricola e dal territorio regionale, per tutelare e garantire la tipicità e la qualità dei prodotti; la necessità di chiarimento sul tema degli immobili agrituristici che rischia di portare a pericolose speculazioni immobiliari; infine gli aspetti relativi alla vigilanza e ai controlli.

 

Il progetto di legge in 5 punti:

1.       Connessione e complementarietà

Il Progetto di legge eliminando il principio di complementarietà, con la sola connessione prevede la prevalenza dell’attività agricola rispetto all’attività agrituristica, calcolata in termini giornate di lavoro, senza esplicitare l’obbligo di impiegare nell’esercizio dell’agriturismo le materie prime ed i locali dell’azienda agricola, allentando di fatto il legame esistente tra azienda agricola ed attività agrituristica.

2.       Ospitalità e somministrazione

La Proposta di legge aumenta sensibilmente i limiti massimi per la ricettività, che finiscono per determinare tramite deroga un innalzamento dei volumi di somministrazione dei pasti.

Rispetto alla normativa vigente, il limite massimo di ricettività viene innalzato da 8 a 15 camere, organizzate anche in “appartamenti turistici indipendenti”, elevabili a 20 nei Parchi nazionali, nelle Aree protette, nei siti della Rete Natura 2000, nei territori delle Comunità montane o delle Unioni di Comuni montani. A questi parametri si aggiunge una deroga di ulteriori 5 camere per le imprese che aderiscono ad un Club di Eccellenza.

Rispetto alla somministrazione di pasti e bevande, il Pdl prevede sia ammessa per un volume non superiore alla media di 50 pasti giornalieri su base mensile, a cui si aggiunge la deroga di ulteriori 2 pasti per ogni camera o piazzola.

Di fatto, con l’applicazione delle deroghe, si rischia di andare da un minimo di 36.000 pasti annui fino ad oltre 46.000 pasti, eccedendo di gran lunga il limite massimo di 22.000 pasti/anno previsto dalla vigente normativa.

3.       Provenienza dei prodotti

Relativamente alle tipologie di prodotti da impiegare nella somministrazione di pasti e bevande, secondo il progetto di legge solamente il 35 per cento del prodotto annuo deve provenire dall’azienda agricola (rispetto al 40% della legge attuale), mentre il 45 per cento si riferisce a diverse tipologie di produzioni regionali (prodotti con marchio di qualità; prodotti tipici inseriti nell’apposito Albo ministeriale; prodotti biologici acquistati da aziende agricole del territorio regionale o loro consorzi; prodotti di altre aziende agricole regionali acquistati direttamente dai produttori o da loro strutture collettive di trasformazione e commercializzazione). Il restante 20 per cento deve provenire solo “preferibilmente” e “per quanto possibile” da “artigiani alimentari della zona e riferirsi a produzioni agricole regionali” con il conseguente rischio che il prodotto utilizzato possa provenire da produzioni esterne, allentando ulteriormente il legame tra azienda e territorio locale.

4.       Immobili agrituristici

Particolare attenzione va posta alla possibilità contenuta nel progetto di legge di aumentare le cubature esistenti con il rischio di alimentare attività speculative, soprattutto nelle aree agricole limitrofe alle località turistiche.

5.       Vigilanza e controlli

Occorre garantire sistematicità nei controlli da parte di Comuni e Province preposti agli stessi, così da segnalare in maniera tempestiva eventuali abusi verificatisi sul territorio.