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In
Italia, nel turismo, si è da tempo consolidata una corrente di pensiero
che attribuisce ingiustamente alle piccole e medie imprese turistiche, ed
in particolare agli alberghi di piccola dimensione, gran parte delle
responsabilità dei problemi del turismo italiano per la frammentazione e
la conseguente debolezza del Sistema Turistico Nazionale.
Il convegno di
Assoturismo-Confesercenti Emilia Romagna su “Le PMI del turismo,
un’opportunità per lo sviluppo” che si svolge il 5 novembre a Bologna,
vuole smentire la gran parte dei luoghi comuni e dei pregiudizi
riguardanti le piccole e medie imprese turistiche, approfondire i punti
di forza e metterne in luce la straordinaria vitalità e le opportunità di
sviluppo.
Le piccole e medie imprese ricettive rappresentano l’asse
portante del sistema turistico italiano, particolarmente in
Emilia-Romagna e a ben guardare occupano posizioni di primaria importanza
anche a livello europeo.
L’Italia, per quanto riguarda l’ospitalità
alberghiera, è al primo posto a livello europeo (UE a 25) come numero di
camere (1.017.000) pari al 25% del totale disponibile, seguita da
Germania (16,2%), Spagna (14,5%), Francia (11,4%) e Regno Unito (11%),
mentre si colloca al terzo posto come numero di esercizi (33.768) preceduta
da Germania (52.877) e Regno Unito (44.624) e seguita da Francia e
Spagna.
I 33.768 alberghi italiani (dati 2006) hanno
una dimensione media di circa 31 camere per esercizio, più alta della
media europea che è di 29 e vicina a quella della Francia (34), mentre
presentano una dimensione media più ridotta dell’Italia gli alberghi
della Germania (25 camere), e Regno Unito (15,3 camere); una dimensione
media più elevata invece si registra in Grecia (40), Spagna (47,6) e
Portogallo (58).
L’Italia è al primo posto a livello europeo
anche come numero complessivo di strutture disponibili alberghiere ed
extralberghiere con il 28,4% del totale, mentre per numero di posti letto
si trova al secondo posto dopo la Francia.
Si sono quindi creati luoghi comuni intorno
all’evoluzione del sistema ricettivo del nostro paese e appare ormai chiaro che il tema
della ridotta dimensione media degli alberghi, sovente citato come
uno dei dati strutturali negativi del sistema di ospitalità italiano deve
essere superato perché anche altri paesi hanno situazioni simili o
addirittura un’offerta ancora più frazionata e ciò è dovuto a ragioni di evoluzione
storica del settore.
Dunque l’offerta alberghiera dell’Italia
turistica non è affatto una anomalia, e la presenza diffusa degli alberghi
in tutto il paese è anzi una sua peculiarità storica,
tradizionalmente molto apprezzata dalla domanda, perché permette
di sperimentare lo stile di vita italiano e di “vivere” la cultura dei
luoghi. La piccola dimensione, la gestione familiare e la territorialità
che hanno caratterizzato la grandissima parte dell’offerta alberghiera
italiana rappresentano ancora oggi un punto di forza dell’intero settore
turistico.
La ricerca che verrà presentata al convegno,
curata dal Prof. Giancarlo Dall’Ara e realizzata per conto di
Assoturismo-Confesercenti Emilia Romagna, mette in luce che:
- non esiste una dimensione aziendale positiva
a priori, e sono molti i casi di successo tra gli alberghi di piccola
dimensione,
- - che non è corretto
contrapporre alberghi di piccola a quelli di grande dimensione, perché i
grandi alberghi e soprattutto le catene alberghiere esercitano un ruolo
positivo e di stimolo all’innovazione nei confronti dei piccoli,
esattamente come i piccoli sono un richiamo, per i grandi alberghi, ai valori
del territorio e delle radici culturali dell’ospitalità italiana.
«La piccola e media
impresa – sostiene Stefano Bollettinari, Segretario Confesercenti
Regionale - rappresenta l’asse portante del sistema turistico
dell’Emilia Romagna, una regione
che attribuisce al settore un peso determinante per l’intera
economia del territorio.
Per Assoturismo-Confesercenti, la PMI non solo
rappresenta la storia del turismo emiliano-romagnolo, ma una tipologia
ancora estremamente valida per lo sviluppo turistico regionale e in grado
di essere competitiva sul mercato.
Ciò che appare evidente esaminando i dati sulla
composizione della struttura ricettiva regionale dell’ultimo decennio
(1998-2007) è lo straordinario processo evolutivo di cui è stata oggetto,
in modo anche più accentuato rispetto all’andamento nazionale, ma non
ancora adeguatamente considerato e valorizzato.
Basti pensare che a fronte di una diminuzione
complessiva del numero degli alberghi del 9,3% (da 5.138 a 4.660), gli
alberghi a 4 e 5 stelle sono aumentati del 67% (da 231 a 387), i 3 stelle
sono aumentati del 36%(da 1.784 a 2.422), mentre gli esercizi a 1 e 2
stelle si sono quasi dimezzati passando da 3.063 a 1.656.
Alla fine del 2007 le strutture ricettive
avevano mediamente 33 camere e 62 posti letto, dato che per quanto
riguarda il numero delle camere è migliore della media nazionale e
corrisponde quasi esattamente alla media della Francia che viene sempre
presa ad esempio per l’organizzazione turistica; difficilmente altri
comparti produttivi in soli dieci anni avrebbero potuto affrontare un
simile cambiamento.
Ma, dato il particolare momento di crisi
finanziaria ed economica globale - prosegue Bollettinari – occorrono provvedimenti
antirecessivi, soprattutto a livello nazionale, per ricreare un clima di
fiducia, sostenere gli investimenti e i consumi e dare un supporto alle
imprese, soprattutto per quanto riguarda l’aumento delle risorse per la
promozione all’estero, l’accesso al credito e interventi di natura
fiscale come l’abbassamento dell’IVA sui servizi turistici per allinearci
a quella dei principali competitori europei, la rateizzazione
dell’acconto di novembre e l’adeguamento degli studi di settore.
Mentre a livello regionale, prendendo atto del
già notevole impegno profuso dalla Regione sul turismo, chiediamo di non
abbassare la guardia e continuare ad investire nel settore.»
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