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I dati diffusi dall’Osservatorio regionale del
commercio riguardanti il trend del biennio 1998/2000 della distribuzione
regionale, che indicano una sostanziale stabilità del numero dei punti
vendita (da 52.289 a 52.371) presi in sé sono senz’altro positivi perché
denotano una “tenuta” del settore nonostante le difficoltà che le p.m.i.
devono affrontare quotidianamente per la competizione di mercato, ma
secondo Confesercenti Emilia-Romagna è prematuro parlare di inversione di
tendenza.
“Occorre fare un’attenta valutazione se questo dato – afferma
il Presidente regionale Sergio Ferrari - sia il frutto di un raggiunto “equilibrio” tra le
tipologie distributive in termini di quote di mercato o invece un effetto
temporaneo del blocco della grande distribuzione, derivato alla riforma
Bersani”.
E’ necessario essere prudenti su queste analisi, tanto
più che il dato consuntivo del 2001 a livello regionale, secondo dati
Infocamere, fa registrare un calo di oltre 200 imprese commerciali.
Inoltre vi è da rilevare che sono state rilasciate in
Regione autorizzazioni per grandi strutture di vendita, su domande
presentate prevalentemente prima del 24 aprile 1998, per 134.842 mq.,
pari al 28,2% della superficie esistente.
“Quindi la vera sfida per lo sviluppo della p.m.i.
commerciale comincia adesso – afferma il Segretario della
Confesercenti regionale Stefano Bollettinari – occorre rafforzare
tutte le politiche attive che possono favorire la crescita della piccola
e media impresa come lo sviluppo dei centri commerciali naturali,
l’assistenza tecnica, il credito e incentivare ulteriormente i progetti
di valorizzazione commerciale dei Comuni che stentano ancora a
decollare”.
Tali
strumenti sono oltremodo necessari proprio in questa fase di calo dei
consumi in termini reali e in previsione degli effetti preoccupanti della
nuova programmazione di grandi strutture nel territorio regionale.
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