Comunicati stampa

 

Audizione di Confesercenti al Senato sul decreto Bersani

 

 

 

Roma, 11 Luglio 2006

 

 


Ieri, lunedì 10 luglio, nel corso dell’audizione della Confesercenti, insieme ad altre associazioni di categoria, davanti alle commissioni Bilancio e Finanze del Senato, è stato fatto il punto sul disegno di legge di conversione del decreto legge n.223 recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, ovvero il decreto Bersani sulle misure per lo sviluppo, la crescita e la promozione della concorrenza e della competitività.

Il Vice Direttore Generale Confesercenti, Mauro Bussoni, presentando le valutazioni della confederazione in merito al decreto, ha sottolineato come la Confesercenti non abbia mai posto barricate verso processi di liberalizzazione ed innovazione, ma che, per provvedimenti di importante rilevanza, sia la decretazione d’urgenza che il mancato preventivo coinvolgimento delle parti interessate rappresentano metodi che non possono essere condivisi. 

Tra i punti più discussi, per quanto concerne la concorrenza nel settore della distribuzione commerciale, è stato puntualizzato che se è condivisibile l’intento del Governo di proseguire e portare a compimento l’opera di riordino della disciplina delle attività economiche, con riferimento, in particolare, alla promozione della competitività delle imprese nel marcato globale e con l’obiettivo del contenimento dei prezzi e dell’efficienza della distribuzione, così come previsto dalla riforma del commercio, alcuni principi espressi nel decreto Bersani rimangono vaghi, favorendo interpretazione che, a anziché favorire la concorrenza e la competitività, avvantaggiano alcuni settori, sfavorendo il pluralismo e ‘rompendo’ l’equilibrio tra le diverse tipologie di vendita, a discapito soprattutto del ruolo delle piccole e medie imprese.

Tra le critiche, infine, si è posto l’accento sull’Iva sugli immobili e sugli eccessivi adempimenti fiscali, che comportano un aggravio dei costi a carico dei contribuenti.     ‘In particolare – ha dichiarato Mauro Bussoni - abbiamo voluto evidenziare la gravosità degli adempimenti fiscali previsti, sottolineando anche l’esigenza di salvaguardare i criteri di programmazione, di competenza delle Regioni, per il settore distributivo. Abbiamo inoltre esposto vibranti critiche circa il tentativo posto in atto di fare diventare gli studi di settore uno  strumento diretto di accertamento fiscale, facendo venire meno il vantaggio di adottare la contabilità ordinaria’. 

‘In relazione a saldi e liberalizzazione delle vendita promozionali – ha proseguito Bussoni - abbiamo chiesto l’introduzione di un periodo di 30 giorni, precedente i saldi, nel quale vietare ogni forma promozionale’.

‘Abbiamo giudicato, infine, positivamente il superamento del 1/1/2007 della validità fiscale dello scontrino esprimendo preoccupazione per gli oneri  che potrebbero derivare a carico delle imprese con l’introduzione dell’invio telematico dei corrispettivi’. 

‘Provvederemo nei prossimi giorni – ha concluso il vice direttore - ad organizzare incontri con i rappresentanti delle forze politiche ai quali chiederemo di  sostenere i nostri emendamenti’.