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Ieri,
lunedì 10 luglio, nel corso dell’audizione della Confesercenti, insieme
ad altre associazioni di categoria, davanti alle commissioni Bilancio e
Finanze del Senato, è stato fatto il punto sul disegno di legge di
conversione del decreto legge n.223 recante disposizioni urgenti per il
rilancio economico e sociale, ovvero il decreto Bersani sulle misure per
lo sviluppo, la crescita e la promozione della concorrenza e della
competitività.
Il Vice
Direttore Generale Confesercenti, Mauro Bussoni, presentando le
valutazioni della confederazione in merito al decreto, ha sottolineato
come la Confesercenti non abbia mai posto barricate verso processi di
liberalizzazione ed innovazione, ma che, per provvedimenti di importante
rilevanza, sia la decretazione d’urgenza che il mancato preventivo
coinvolgimento delle parti interessate rappresentano metodi che non
possono essere condivisi.
Tra i
punti più discussi, per quanto concerne la concorrenza nel settore della
distribuzione commerciale, è stato puntualizzato che se è condivisibile
l’intento del Governo di proseguire e portare a compimento l’opera di
riordino della disciplina delle attività economiche, con riferimento, in
particolare, alla promozione della competitività delle imprese nel
marcato globale e con l’obiettivo del contenimento dei prezzi e
dell’efficienza della distribuzione, così come previsto dalla riforma del
commercio, alcuni principi espressi nel decreto Bersani rimangono vaghi,
favorendo interpretazione che, a anziché favorire la concorrenza e la competitività,
avvantaggiano alcuni settori, sfavorendo il pluralismo e ‘rompendo’
l’equilibrio tra le diverse tipologie di vendita, a discapito soprattutto
del ruolo delle piccole e medie imprese.
Tra le
critiche, infine, si è posto l’accento sull’Iva sugli immobili e sugli
eccessivi adempimenti fiscali, che comportano un aggravio dei costi a
carico dei contribuenti. ‘In particolare –
ha dichiarato Mauro Bussoni - abbiamo voluto evidenziare la gravosità
degli adempimenti fiscali previsti, sottolineando anche l’esigenza di
salvaguardare i criteri di programmazione, di competenza delle Regioni,
per il settore distributivo. Abbiamo inoltre esposto vibranti critiche
circa il tentativo posto in atto di fare diventare gli studi di settore
uno strumento diretto di accertamento fiscale, facendo venire meno
il vantaggio di adottare la contabilità ordinaria’.
‘In
relazione a saldi e liberalizzazione delle vendita promozionali – ha
proseguito Bussoni - abbiamo chiesto l’introduzione di un periodo di 30
giorni, precedente i saldi, nel quale vietare ogni forma promozionale’.
‘Abbiamo
giudicato, infine, positivamente il superamento del 1/1/2007 della
validità fiscale dello scontrino esprimendo preoccupazione per gli
oneri che potrebbero derivare a carico delle imprese con
l’introduzione dell’invio telematico dei corrispettivi’.
‘Provvederemo
nei prossimi giorni – ha concluso il vice direttore - ad organizzare
incontri con i rappresentanti delle forze politiche ai quali chiederemo
di sostenere i nostri emendamenti’.
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