Comunicati stampa

 

Dopo l’approvazione del regolamento regionale contro l’abusivismo commerciale, Confesercenti Emilia-Romagna chiede di partire con un’azione continuativa di controllo e sequestro delle merci abusive e invita a non confondere il “valore” della solidarietà con la tolleranza dell’illegalità

 

 

 

Bologna, 02 Agosto 2004

 

 


In merito al regolamento approvato nei giorni scorsi dal Consiglio regionale sulla semplificazione delle procedure a tutela della legalità del commercio, Confesercenti Emilia-Romagna ribadisce la necessità del provvedimento, volto a contrastare l’abusivismo commerciale, un’attività che non danneggia solo gli operatori economici regolari, ma l’intera collettività.

Tale fenomeno è sovente collegato ad una rete di illegalità che comprende produzioni contraffatte, evasione fiscale, lavoro irregolare e minorile, sfruttamento delle persone, riciclaggio dei proventi in altre attività illecite e socialmente dannose.

Bene hanno fatto quindi la Giunta regionale, a predisporre il provvedimento e successivamente il Consiglio regionale ad approvarlo; è un atto di civiltà, di correttezza, di ripristino della legalità, che non ha nulla a che fare con la discriminazione.

Certo l’azione di contrasto va indirizzata allo stesso modo verso chi produce e organizza la rete logistica abusiva, ma ciò non autorizza per questo a tollerare il fenomeno nelle sue varie manifestazioni.

Quindi ciò che occorre fare in questo momento è un’azione incisiva e continuativa di controllo, sequestro e distruzione delle merci abusive da parte di tutti gli Organi di controllo per contrastare e ridurre il commercio abusivo in tutte le sue forme.

Scambiare il ripristino della legalità con la mancanza di solidarietà sociale è un grave errore, in quanto le azioni di aiuto verso le persone deboli vanno senz’altro realizzate e anzi moltiplicate, ma in direzione della ricerca di un lavoro “vero” e regolare e verso il loro inserimento nel tessuto sociale. Tollerare attività abusive significherebbe per molte di queste persone rimanere in quell’area grigia dove rischierebbero di essere risucchiate in altre attività illegali  o peggio contigue a quelle della criminalità.