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Le prospettive
dell'autunno per Marco Venturi, Presidente della Confesercenti "dipendono
dalla capacitā del Paese di mettere davvero al primo posto l'economia. La
parola d'ordine deve essere cambiare: cambiare per affrontare finalmente
i ritardi strutturali, cambiare per scommettere sulla innovazione,
cambiare per realizzare un federalismo che spazzi via sprechi e
assistenzialismi ingiustificabili ma non paralizzi il sud favorendone
invece un nuovo sviluppo.
L'Italia non deve fare come quel balenottero che ha
seguito una nave cercando di ritrovare inutilmente la madre, ma seguendo
questa illusione ha finito con il perire. Le illusioni sono le facili
speculazioni, sono i redditi certi ottenuti puntando sulle sabbie mobili
dei mercati finanziari e immobiliari. Sono le false speranze che ci si
possa liberare del caro-petrolio, dell'avanzata delle nuove economie solo
aspettando che passi la nottata. Si deve invece investire nel futuro,
puntare sulle nostre tradizioni, sulle capacitā di imprese e lavoratori
per tornare ad essere competitivi. Locomotive in giro non se ne vedono,
nč gli Usa, nč la Germania. La nostra locomotiva si chiama volontā di
reagire, di imboccare la strada delle riforme strutturali, di ragionare
mettendo al centro di ogni discussione gli interessi generali del paese.
C'e' una scelta decisiva da fare, senza ripensamenti: recuperare
risorse per nuovo lavoro, innovazione e infrastrutture eliminando con
energia i troppi sprechi pubblici, continuando la battaglia per una
pubblica amministrazione efficiente e liberata dal parassitismo e dai
"fannulloni". E con una politica che deve dare l'esempio
riducendo la pletora degli organismi pubblici, soprattutto sul piano
locale, e la piaga delle consulenze inutili. E' questa la via per rendere
possibile anche una sempre pių necessaria riduzione della pressione
fiscale.
Ripartire dalle imprese e dai lavoratori, dalla loro
voglia di fare, dalle loro grandi capacitā professionali ed umane. E
ripartire in primo luogo dalle pmi che sono motore insostituibile per
ogni possibile ripresa economica.
Altrimenti l'autunno non sarā nč caldo, nč freddo, ma
molto duro per i redditi delle famiglie e per la inevitabile moria di
molte piccole imprese. Questo scenario si puō, si deve evitare con un
Paese coeso, con scelte e tempi di attuazione delle riforme chiari e
rapidi.
Da settembre si comincerā a parlare di
federalismo fiscale: certamente ci vorrā equilibrio ma il sud non
potrā pensare di poter
contare solo su forme di assistenza e sprechi enormi di trasferimenti
come nel passato. Ma questo non deve voler dire abbandonare l'economia
meridionale al suo destino. Servono invece investimenti mirati per le
reti infrastrutturali, per il turismo, per la lotta al sommerso, per il
rafforzamento della legalitā.
Per uscire dalle serie difficoltā in cui ci troviamo allora non si deve
accettare di subire i mutamenti in corso, di affrontare in modo
fatalistico l'autunno. Altro che autunno, si punti su una nuova stagione
nella quale le migliori energie del Paese possano esprimersi e non
rimanere isolate".
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